Design NO.T ai Docks Dora per il nuovo ristorante AL di Alberto Fluttero

Situato negli ex magazzini della città sabauda, il locale nasce dall’idea dello chef allievo dell’Alma e con esperienze al fianco di Davide Oldani al D’O di Cornaredo (MI) e al Gavroche di Londra, a gennaio 2026 ha aperto a Torino AL, il nuovo ristorante dello chef Alberto Fluttero situato nei Docks Dora (via Valprato 68), offrendo una cucina “fine dining senza formalismi” in un contesto post-industriale. Il contesto è quello dei Docks Dora: un complesso di capannoni primo Novecento a Barriera Milano: appena quattro chilometri dal centro di Torino che però rappresentano un taglio netto con la tipica atmosfera sabauda per occhieggiare a quella di certe aree di Berlino, Copenaghen o Londra. Sarà per quello, forse, che Fluttero l’ha trovato familiare, per quelle sue architetture post industriali, soffitti di quattro metri, grandi vetrate e mattoncini a vista, per vicini laboratori artigianali, studi d’arte e d’architettura, di musica e di design cresciuti spontaneamente fino a delineare un’energia serpeggiante e un certo gusto underground.

L’idea – spiega lo chef e patron Alberto Fluttero – è che il finedining si liberi dai formalismi: piatti ispirati da tecniche globali, fermentazioni e foraging possono aiutarci a espandere, scoprire e riscoprire sapori creando una cucina legata al territorio, ma libera di potersi esprimere in un ambiente che rappresenti le città postmoderne, sofisticato, ma senza ostentazione. Per chi cerca una cucina colta, ma non accademica, in un ambiente che unisce l’energia di una capitale europea all’autenticità torinese. I Docks Dora – prosegue- hanno qualcosa di organico, internazionale, underground: per me è una sfida non aprire in pieno centro, ma l’ho fatto perché la location è pratica per gli spazi, ho costruito il ristorante come volevo e poi mi ricorda Londra, dove ho vissuto per diversi anni, oltre al mito dei grandi locali esteri che hanno aperto in luoghi molto simili a questo. È un luogo affascinante in un contesto unico che tocca l’anima e che si trova praticamente in centro, a quattro chilometri da piazza Castello”.

L’essenzialità dell’ambiente si ritrova nell’arredamento e nei materiali utilizzati che creano un posto non pretenzioso, ma accogliente. Tutte le scelte, realizzate con la consulenza dell’architetto torinese Silvia Rossi di NO.T, sono state fatte nell’ottica di un minimalismo pratico più che estetico, un minimalismo organico non brutale che si sposa con il tipo di cucina proposto da Fluttero. La storia del luogo e del suo fascino post industriale vanno dunque a legarsi a scelte estetiche come i piatti organici in grès della valdostana Elisa Brelyart a sottolineare il discorso di materia ed essenzialità. Colori tenui caldi e freddi, pavimento in micro cemento, tavoli in legno multi listellare di rovere, sedie multistrato con tubolari neri: tutti i mobili in multistrato sono stati scelti per un discorso di ecosostenibilità, come la madia in legno di recupero lunga cinque metri realizzata da Añez Moreno Ronald Martin che ha il suo laboratorio proprio all’interno dei Docks Dora.

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